ALGERNON ovvero meglio l'ignoranza... (foto collage Babajaga/Algernon)

babajaga

Ho invidia della massa nella sua mediocrità.

Una struggente invidia.

Vorrei poter far parte inesorabilmente e soprattutto completamente del gregge, vorrei non avere senso critico, vorrei non avere dubbi, vorrei non essere nemmeno mai sfiorata da una qualche scintilla di illuminismo.

Vorrei credere in qualcosa di trascendente o vorrei almeno avere il conforto del non-pensiero.

Occhi di Babajaga

di me

Rosa dei Venti,
Bussola dell'Essere.
Dalle desolate perferie del Diagramma in Viaggio verso il Centro.
Si raccomanda attenzione alle improvvise
Tempeste Magnetiche Locali.

Firenze, dicembre 2000

di altri

Björn Larsson
Il porto dei sogni incrociati

Umberto Eco
A passo di gambero

Vernor Vinge
I simulacri

Max Aub
Delitti esemplari

ero

Pensavo... (questo link verrà aperto in una nuova finestra)

 

Kilombo - il metaBlog delle Sinistre

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algernon

Algernon ama fare scherzi all’oca giuliva.

Algernon non odia l’oca giuliva.

Algernon è solo invidioso dell’oca giuliva.

Lui è stato modificato per essere intelligente.

Algernon è contento di essere intelligente, anche se ogni tanto deve correre per stupidi labirinti e mangiare pezzetti di formaggio stantio.

Algernon pensa. Pensa sempre. A volte è tanto stanco di pensare.

Algernon vuole essere un topo come gli altri.

Algernon pensa che l’oca giuliva è felice.

Algernon vuole diventare come l’oca giuliva.

oca giuliva



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martedì, 10 aprile 2007

Questo blog è chiuso.

Mi trovate QUI :-))

Per eventuali contatti, scrivere a lucia_babajaga@libero.it.

Profonda riflessione di: Babaijaga (o di Algernon) delle 07:38
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sabato, 10 marzo 2007
non luogo

Mi piace imbattermi a volte in quei luoghi dell’anima che sono crocevia di strade percorse da individui diversi con i quali condividere, per un attimo o per anni, scintille di emozioni e sentimenti, al di là e al di fuori dello scorrere della propria vita.
Tali luoghi sono i non luoghi. Una negazione che, eliminando pareti e vincoli, lascia così solo l’affermazione di una libertà illimitata.
 
Mi piace sapere che nel non luogo, spazio-tempo variabile dell’anima, io e te, chiunque tu sia, possiamo sfiorarci, sospesi nel tempo e nello spazio.
E riconoscerci.
 
Mi piace la libertà di non essere sospesi in un tempo, dato che il non luogo è anche un non tempo. Mi piace pensare di avere mille tempi a disposizione e poterli ripercorrere in un senso e nell’altro e poterli fermare e farli ripartire secondo la necessità, il ghiribizzo, la malinconia o l’abbandono.
Nel non luogo il tempo mi è amico.
 
Mi piace la libertà di poter essere senza corpo, dato che il non luogo è immateriale e di non dovermi trascinar dietro le armi sempre più pesanti della seduzione. Mi piace pensare di potervi danzare lasciando altrove il deterioramento materiale del mio involucro.
Nel non luogo il corpo non ha significato.
 
Mi piace la libertà di poter essere personaggi diversi, tanti quante sono le mie cento anime. Mi piace pensare di poter interpretare qualunque ruolo attivo, calpestando il palcoscenico, dipingendo le scene, studiando le luci, o non attivo, osservando la scena da una comoda poltrona di platea o dalla gradinata del loggione.
Nel non luogo vi è spazio per ogni interpretazione.
 
Mi piace la libertà di poter decidere se esserci o se non esserci, se agire agitando le onde o se lasciarmi trasportare dalla corrente guardando il cielo. Mi piace pensare di poter decidere la presenza come la non presenza, senza costrizioni, doveri o scuse.
Nel non luogo non vi è coercizione né oppressione.
 
Soprattutto nel non luogo, qualunque tempo, corpo, personaggio, azione io scelga o neghi, so che mi riconoscerai.

Profonda riflessione di: Babaijaga (o di Algernon) delle 11:28
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moti interiori

domenica, 26 novembre 2006
Pronto, chi parla?

L’altro giorno stavo preparando il brodo e, come ogni brava massaia mentre prepara da mangiare, tenevo la tv accesa: a volte la mattina ci sono le repliche di qualche telefilm anni ’70/’80 tipo Quincy, Chralie’s Angels, Love Boat o similari e a me piace un casino rivederli, anche se li sbircio tra un taglio di cipolla e una pelatura di patata, e l’audio diventa una sorta di inintelligibile filodiffusione in sottofondo…
Comunque, dicevo, l’altra mattina improvvisamente, dal sottofondo è emerso prepotentemente uno spot, uno come tanti, se non fosse stato per una frase talmente sconvolgente che son rimasta con la cipolla a mezz’aria.
Lo spot in questione, che è per fortuna ripassato durante la mattinata in modo da fugare ogni dubbio su un’eventuale mia allucinazione, era di una nota fabbrica produttrice di giocattoli: un telefono colorato e divertente, per bambini di circa un anno, con luci, suoni e voci.
La particolarità di questo giocattolo sta però nel messaggio pubblicitario che testualmente dichiara che il  telefono in questione “sviluppa nel bambino il senso del pronto, chi parla?”.

Ora, i sensi che un bambino di quell’età può sviluppare sono innumerevoli, ma il "senso del pronto, chi parla?" non mi pare sia contemplato dalla letteratura che si occupa psicologia infantile. Cosa diavolo è il senso del pronto, chi parla?? e soprattutto, perché allora non il senso del buonasera ,come sta? o dello scusi, a che piano va? ???

Il tutto sembra assai bizzarro in realtà, ma riflettendoci bene invece tutto risulta chiaro e limpido.
Così come è chiaro e limpido il fatto che la pubblicità non è solo un mezzo scientifico per indurre l’acquisto di un prodotto piuttosto di un altro, ma un metodo altrettanto scientifico per alimentare e plasmare stili di vita e rapporti sociali.
Perché mai infatti ci si dovrebbe preoccupare di sviluppare in un bambino il senso del pronto, chi parla??

Da una parte ovviamente per alimentare i consumi di cellulari e, più in generale, di tecnologie per la comunicazione, facendo in modo che il pargolo si precipiti, magari già in età prescolare, a chiedere ai genitori l’indispensabile protesi e facendo altresì in modo che poi, da adulto (?), sia pronto a un rinnovo costante (e naturalmente inutile) della protesi stessa.
Dall’altra, il senso del pronto, chi parla?, garantirà di allevare scimmiette ammaestrate rispondenti all’enunciato “comunico, quindi esisto”. Un comunicare non certo auspicato come rapporto proficuo con gli altri, come confronto di idee che porta a valori positivi quali tolleranza, convivenza civile, condivisione, bensì come semplice passaggio di segnale, come scambio di blabla vuoto e inconsistente: quindi comunicare tanto per non comunicare alcunchè.
Non solo, visto che il contatto si basa esclusivamente sul mezzo tecnologico e non sul contenuto, il mezzo diventa così non solo un tramite, ma attore principale con proprietà salvifiche: un deus ex machina che, magari tramite un sms, può salvare il mondo dalle malattie, dalle guerre, dalla fame, dai conflitti interpersonali. Che può salvarci persino da noi stessi.

Ma non è tutto: si riusciranno a trovare, nella psicologia, filosofia e sociologia, complesse e talvolta persino plausibili conferme di questi meccanismi indotti.
Magari qualche rampante psicologo infantile o qualche sedicente esperto dell'età evolutiva, ospite ovviamente di Maurizio Costanzo, ci renderà presto nota l'esistenza e l'assoluta importanza di questo bizzarro "senso del pronto, chi parla?".

E ancor più bizzarro, inevitabile e triste sarà il fatto che noi improvvisamente ci ricorderemo di come questo senso sia sempre esistito e di quanta parte possa avere e avere avuto nella crescita, nello sviluppo e nella maturazione dei nostri giovani...

Profonda riflessione di: Babaijaga (o di Algernon) delle 14:04
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comunicare

mercoledì, 25 ottobre 2006
"C"

Correre, Correre, Continuare a Correre. Cadere. Con Cuore Combattivo e Coraggioso. Credendoti Capace. Correre, Continuare a Correre… Corri Cazzo!
Intorno soltanto buio, il rumore dei passi e del respiro, angoscia, terrore.
Eppure hai fatto la tua scelta già da tanto tempo. I tuoi volevano per te qualcosa di tranquillo, sicuro: potevi scegliere di far parte di un libro(potevi capitare addirittura in un bestseller), di un giornale a grande diffusione, di una lettera d’amore, di un libretto d’opera… ma non volevi star ferma, volevi viaggiare tu, volevi esser sicura di vedere il mondo. Così, tra le tante opportunità, al posto della carta hai scelto la lamiera di un’auto.
Ma non sapevi che sarebbe stato così. Paura totale, devastante… Per la tua conformazione l’aria entra violenta nei polmoni… Intorno a te rumore di altri passi, a volte lontani, a volte vicinissimi, e una voce Possente, Profonda, Paurosa: “Prendetela, Perdio! Presto! Potremmo Perderla!”…
Corri, Continua a Correre!
Improvvisamente qualcosa ti avvolge, ti stringe, ti imprigiona, ti ferisce. Sono loro. La trappola ha funzionato. Sai che ti hanno e sai che non potrai mai più correre. E’ finita. Chiudi gli occhi. Un dolore improvviso, lancinante. Sprofondi nel buio.
 
Rumori, voci, puzzo. Ti sembra di non respirare. Tossisci. Apri gli occhi, ma tutto è ancora offuscato. Davanti a te qualcosa di metallo, metallo sporco, schizzato di fango. Non puoi girare la testa, ma con la coda dell’occhio vedi gambe che si muovono, cartacce… dall’altra parte qualcosa che sfreccia ogni tanto, troppo veloce per identificarla. I rumori si fanno più intensi, un frastuono che ti fa dolere la testa. Folate di fumo ti fanno lacrimare gli occhi… e non puoi toccarli. Non puoi muoverti, sei imprigionata. Per sempre.
Poi ti rendi conto di non essere sola… da destra ti arriva quella voce, quella voce Possente, Profonda, Paurosa, ora Punzecchiante, Perversa: “Potevi Pensarci Prima, Piccola!”… Vorresti piangere, ma le lacrime già scorrono per il fumo acre che ti circonda. Anche alla tua sinistra c’è qualcuno, pur non così vicino.
 
Due vocette trillanti che parlano in sequenza, come un fumetto “6…” “3-mendo!” dicono ridacchiando a colui che appare come il Padrone Perverso… Oltre le due oche ancora una voce sciocca, squallida: “7-teee!” sogghigna… Cretini… Coglioni…
 Dall’estrema sinistra arriva un’altra voce… Sozza, Scurrile, Spregevole: “Sssalve, Succosa Sorellina…” Sibila… capisci che ti Sta Scrutando Sordidamente… Stronzo…
Vorresti fare un migliaio di domande, ma dalla tua bocca non esce niente. Tossici di nuovo. Riesci solo a Chiedere “Che Cos’è…????”
Dall’estrema sinistra ancora un’altra voce, Umida, Uniforme, Unica Umana… “Una Uaz, Uccellino…”
Vorresti non avere mai fatto quella scelta, ma l’hai fatta e hai capito…Cerchi Conferma: “Co… Cosa…Componiamo Così Collocate????”
 


 
“Ehi, hai visto com’è uscita dal parcheggio quella specie di vecchio suv?”
“Sì, una manovra del cazzo… che razza di macchina è poi?”
“Una vecchia Uaz…”
“Dammi la targa, va’, che gli facciamo la multa a quello stronzo…”
P… C … 6… 3… 7… S… U…
PC-637-SU

Profonda riflessione di: Babaijaga (o di Algernon) delle 21:35
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personaggi

martedì, 23 maggio 2006
Mot magique

Un modo nuovo di muoversi, tra fragranze originali e innovative, moderne ed intriganti. Flash non è solo profumo, è immagine, grazie a grafiche accattivanti, giovani e di forte impatto. Sa catturare l’attenzione di chi è fuori dagli schemi, di chi sa divertirsi, di chi non vuole scendere a compromessi. (http://www.tavola.it/prodotti/auto/arbre.htm)

Flash, una nuova seducente, elegante essenza, nel suo package inconsueto, raffinato e sorprendente, forse il lancio del nuovo profumo di un notissimo stilista?

Niente di tutto questo. Si sta parlando dell’Arbre Magique.

Sì, l’Arbre Magique, quella cosettina tristissima che penzola generalmente dagli specchietti retrovisori delle auto nuovissime ("questa volta giuro che la macchina la tengo bene!") oppure delle auto in avanzato stato di decadenza per eliminare in quest’ultime il classico mix composto da: afrore di cane, puzzo di fumo stantio di sigaretta, effluvio di banana semi-decomposta caduta una settimana prima dal sacco della spesa.

Ora, sorvoliamo sull’immagine che dovrebbe darmi questo profumino assai modesto (quella di una zozzona  che deve coprire la puzza della propria auto? mah…), sorvoliamo sulle grafiche accattivanti, giovani e di forte impatto, ché la vedo dura riuscire a condensare tutta ‘sta popo’ di grafica (che al confronto Keith Haring gli fa un baffo) in venti centimetri quadri, sorvoliamo sul catturare l’attenzione di chi è fuori dagli schemi ché forse parlano giustamente di qualche border-line, ma quello che mi lascia un tantino perplessa è per quale insana ragione questo alberello di sostanza venefica dovrebbe interessare chi sa divertirsi. Non mi sembra che l’utilizzo di tale ammennicolo possa produrre gran divertimento, anche se in effetti mi verrebbero in mente alcune situazioni assai amene, ma che derogherebbero dalla funzione primaria del gingillo. Inoltre, anche ammesso che vi spossa essere una maligna ilarità iniziale di amici e conoscenti alla vista dell’alberello, dopo qualche chilometro questa si tramuta generalmente in nausea: provate a viaggiare con un effluvio chimico-floreale che vi ballonzola davanti al naso e poi ne riparliamo…

In ogni caso ciò che veramente mi lascia basita, direi quasi stordita, è per quale diavolo di motivo questo aggeggio dovrebbe catturare l’attenzione di “chi non vuole scendere a compromessi”. Diamine, funziona meglio di lunghe sedute dallo psichiatra, di anni di meditazione yoga, di recitazione di migliaia di mantra, di decine di manuali di autostima, di interi scaffali di libri di Anthony De Mello,  capace com’è di infondere nell’animo umano il dovuto coraggio, l’interiore sicurezza e una profonda saggezza, tali da consentirti di fare sempre la “cosa giusta al momento giusto”. Tipo per esempio scendere a compromessi e firmare la constatazione amichevole d’incidente…

Se poi il vostro problema è non riuscire ad appassionarvi alla vostra auto, specie se dovete percorrere ogni giorno svariati chilometri nel traffico cittadino, niente paura: grazie alla nuovissima linea EMOZIONI, vi emozionerete alla guida grazie agli effetti benefici di magnolia, green tea e passion fruit…

Profonda riflessione di: Babaijaga (o di Algernon) delle 21:22
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comunicare